Per la mia tesi di laurea ho seguito da vicino una persona con Parkinson durante un ciclo di riabilitazione intensiva e multidisciplinare. Ecco cosa abbiamo fatto, cosa è cambiato e cosa mi ha insegnato.
La mia tesi, discussa all'Università di Parma nel 2021, si intitola «Nuove frontiere nel trattamento del morbo di Parkinson: il progetto MIRT (Multidisciplinary Intensive Rehabilitation Treatment)»1. Ho scelto questo tema perché il Parkinson è una malattia in cui i farmaci, da soli, non bastano: il movimento è una parte della cura, e il modo in cui lo si allena fa la differenza.
Che cos'è il progetto MIRT
Il MIRT è un percorso ideato dal neurologo Frazzitta e dal suo gruppo. Si basa su due idee: è multidisciplinare, perché intorno alla persona lavora un'équipe (neurologo, fisioterapisti, logopedista, neuropsicologo), ed è intensivo, perché concentra molte ore di trattamento in poche settimane. Unisce sedute individuali, in cui si lavora in modo mirato sui problemi di ciascuno, e attività di gruppo, che danno stimolo, motivazione e la sensazione di non essere soli. Il protocollo descritto negli studi prevede quattro settimane di trattamento quotidiano2.
La persona che ho seguito
Un signore di circa 70 anni, con diagnosi di Parkinson da circa un anno, autonomo nella vita di tutti i giorni ma con difficoltà motorie evidenti:
- il tronco piegato in avanti e inclinato da un lato, sia da seduto sia in piedi;
- la fatica ad alzarsi dalla sedia, con più tentativi e l'aiuto delle braccia;
- un passo corto, con il piede che appoggiava tutto insieme invece che dal tallone, e un braccio che quasi non oscillava camminando;
- una sensazione di instabilità quando girava la testa mentre camminava, con un rischio di caduta più alto.
Il percorso
Siamo partiti da cinque sedute individuali, in cui ho applicato il concetto Bobath: l'obiettivo principale era recuperare la verticalità del tronco e una stazione eretta più stabile. Poi è iniziata la fase intensiva, con 18 ore di attività motoria (individuale e in gruppo), 3 ore di logopedia per voce, comunicazione e deglutizione, e 3 ore di incontri di gruppo di neuropsicologia.
Cosa è cambiato
A fine percorso abbiamo ripetuto gli stessi test dell'inizio:
- Alzarsi, camminare 3 metri e tornare a sedersi (Timed Up and Go): da circa 17 a meno di 13 secondi;
- Equilibrio su una gamba: sulla gamba più debole da 5 a 16 secondi, sull'altra da 14 a oltre 20 secondi;
- Passi avanti, di lato e indietro scavalcando degli ostacoli (Four Step Square Test): da 7,49 a 6,19 secondi;
- Test dell'equilibrio Mini-BESTest: da 14 a 19 punti su 28;
- Cammino in 6 minuti: da circa 291 a 302 metri.
Al di là dei numeri, la differenza si vedeva: stava più dritto, si alzava dalla sedia con meno sforzo e senza appoggiarsi tanto alle braccia, faceva passi più lunghi appoggiando di nuovo il tallone, e le braccia oscillavano di più.
Cosa mi ha insegnato
Un singolo caso non dimostra che un trattamento funziona per tutti: è un esempio, non una prova. Quello che ho visto, però, è in linea con gli studi più ampi: nel trial randomizzato sul MIRT la riabilitazione intensiva ha migliorato la qualità di vita delle persone con Parkinson2, e le revisioni più recenti confermano che l'esercizio regolare migliora i sintomi motori3.
Da questa esperienza porto nel mio lavoro tre cose: la regolarità e l'intensità, perché il Parkinson chiede un lavoro costante nel tempo; l'attenzione alla singola persona, perché ogni quadro è diverso anche con la stessa diagnosi; e il lavoro di squadra con il neurologo e gli altri professionisti che ti seguono.
- Il MIRT unisce più professionisti e molte ore di trattamento in poche settimane.
- Nel caso della mia tesi sono migliorati equilibrio, cammino, postura e capacità di alzarsi.
- Un caso non è una prova, ma è coerente con quello che dicono gli studi più ampi.
- Montero E., «Nuove frontiere nel trattamento del morbo di Parkinson: il progetto MIRT (Multidisciplinary Intensive Rehabilitation Treatment)», tesi di laurea in Fisioterapia, Università di Parma, a.a. 2020–2021Revisione della letteratura sul MIRT e sul concetto Bobath, e lo studio del caso descritto qui.
- Ferrazzoli D et al., Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 2018 · Riabilitazione intensiva multidisciplinare (MIRT)Studio randomizzato su 234 persone: 4 settimane di MIRT migliorano la qualità di vita rispetto a nessuna riabilitazione.
- Ernst M et al., Cochrane, 2023 (aggiornata 2024) · Esercizio fisico nel ParkinsonOltre 150 studi: quasi tutti i tipi di esercizio migliorano sintomi motori e qualità di vita.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce la visita del medico o la valutazione del fisioterapista.
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